9) Valla. No alla contemplazione; s alla vita attiva.
Lorenzo Valla  convinto che la superiorit della vita attiva su
quella contemplativa sia evidente. Ci lo porta a polemizzare con
Aristotele sul theoretiks bos (attivit contemplativa) come
vertice della vita umana e sulla concezione di Dio come nesis
noseos (contemplazione pura).
L. Valla, Del vero e falso bene (pagina 6).

Gli di possono star soli, poich come tu vuoi non hanno bisogno
di nutrimento e non nascono; gli uomini non possono, poich si
nutrono di cibo e si generano dall'incontro di due esseri. Per
conto mio, se si dovesse optare per una delle due soluzioni
preferirei presentare gli di come agenti piuttosto che
contemplanti: e che avessero celebrato tra loro la prima societ,
e quasi rispettassero delle leggi e adempissero come a degli
uffici civili. E poi, per ci che si riferisce agli uomini, nel
generare e nel nutrire i semi si adoperassero e nel provvedere
alle cose umane, e sempre meditassero qualcosa di nuovo. Poich
cose nuove non possono contemplare (infatti sanno tutto), essi
fanno continuamente cose nuove, in quanto essi stessi fanno queste
cose che vediamo assiduamente rinnovarsi. Quanto a me non indago
n curo se la cosa sia o non sia cos. Se la vedano loro: penserei
tuttavia che essi godano dei loro piaceri, come attesta quel tal
Panfilo in Terenzio, dicendo:
Ego vitam deorum propterea sempiternam esse arbitror,.
quod eorum voluptates sunt propriae...
 [E penso che per questo  immortale la vita degli dei:
perch i loro piaceri sono eterni (Andria, quinto, 7, versi
959-960)].
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagina 917.
